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Come insegnare a mia figlia a prendersi una pausa quando neanche io oso farlo?

Barbara Conti4 min di lettura
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Come insegnare a mia figlia a prendersi una pausa quando neanche io oso farlo? — Famiglia

Qualche giorno fa, davanti a scuola, aspettavamo i nostri figli con altre mamme. Mentre cercavamo di riempire il tempo con chiacchiere gentili, la mamma di una compagna di mia figlia ha sospirato e ha raccontato, un po’ imbarazzata, che avrebbe dovuto andare dall’estetista per le unghie, anche se aveva già spostato l’appuntamento due volte. Ormai le unghie erano davvero cresciute troppo, e chiedere un’altra data sarebbe stato quasi imbarazzante, anche se sentiva il bisogno di farlo perché si sentiva in colpa: la casa era un caos, bisognava lavare la tuta da ginnastica della bambina, e c’era anche il compito di matematica della settimana scorsa da recuperare dopo la malattia. Alla fine del racconto si capiva che, anche se desiderava tanto avere unghie in ordine, avrebbe voluto annullare tutto pur di non sentirsi egoista.

Le altre mamme le hanno subito detto: vai pure dall’estetista, te lo meriti, anzi, meriti anche di più. Perché tutta la settimana corre dietro alla famiglia, si prende cura, organizza, prepara, sta attenta, fa il possibile. Se qualcuno merita attenzione, quella sei tu. Lei annuiva, ma si vedeva che dentro di sé continuava a discutere – come se il prendersi una pausa fosse il lusso più controverso che una mamma possa concedersi.

Stando lì, ho pensato: se è così facile accorgersi quando qualcuno è troppo severo con sé stesso, perché non riusciamo a farlo con noi stesse? Perché ci sembra normale concederci una pausa solo se abbiamo una scusa “utile”? Perché diciamo “sarò una mamma migliore se sono riposata” invece di accettare semplicemente che “anche io sono importante quanto chiunque altro in famiglia”?

Mamma abbraccia la figlia adolescente

Come mamme abbiamo un talento speciale per metterci in secondo piano.

Spesso non ce ne accorgiamo nemmeno, ma tutto e tutti gli altri diventano più importanti – il lavoro, le esigenze dei figli, le faccende infinite, le mille cose da fare.

Sacrifichiamo tempo, energia, sonno, a volte anche il nostro benessere fisico e mentale. E lo facciamo sempre per amore.

Chi non vorrebbe il meglio per i propri figli? Ma davvero diamo loro ciò di cui hanno bisogno quando ci consumiamo così?

Negli ultimi anni penso sempre più spesso a cosa veda mia figlia. Vede come costruisco la sua vita, come mi prendo cura di lei, come organizzo le sue giornate – ma vede anche quanto raramente mi fermo, quanto raramente mi concedo di non fare nulla. Vede che la pausa per me arriva solo dopo aver spuntato tutto dalla lista. Cosa che, ovviamente, non succede mai.

Eppure vorrei che lei imparasse a riconoscere i propri limiti. Che capisca: corpo e mente non sono risorse infinite, e non c’è nulla di cui vergognarsi nel fermarsi e riposare. Vorrei che avesse il coraggio di dire no quando qualcuno chiede troppo. Che non finisca intrappolata in quel modello tramandato da generazioni, secondo cui una donna – e soprattutto una mamma – è brava solo se fa sempre, corre sempre, è sempre per gli altri.

Ma come posso insegnarle tutto questo se neanche io oso prendermi una pausa? Se non mi metto mai al primo posto, non sto forse trasmettendo quel peso che ci portiamo dentro, quello che dice che una mamma ha sempre da fare? Che una mamma che si siede è sicuramente una mamma che sbaglia? Che la stanchezza va nascosta e i limiti vanno ignorati?

I bambini imparano dall’esempio – non da quello che diciamo, ma da quello che facciamo.

Se voglio che mia figlia si senta abbastanza importante da prendersi cura di sé, devo prima imparare a farlo io. Se voglio insegnarle a osare prendersi una pausa, devo imparare a farlo anch’io.

Non è una parte facile della maternità: concedersi ciò che istintivamente concederemmo ai nostri figli. Accettare che il nostro benessere non è egoismo, ma una condizione necessaria. Che la pausa non è un premio, ma un bisogno. Che i nostri figli cresceranno adulti sani e rispettosi di sé solo se vedranno che anche la mamma sa volersi bene.

Vorrei trasmettere a mia figlia che il tempo per sé non è un lusso. Il ricaricarsi non è pigrizia. La pausa non è debolezza. Ma per questo devo imparare a farlo anch’io.

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