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Ecco come mi ha cambiato la vita chiudere definitivamente i miei vecchi progetti incompiuti

Szabó Erzsébet4 min di lettura
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Ecco come mi ha cambiato la vita chiudere definitivamente i miei vecchi progetti incompiuti — Lifestyle
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Non immagini quanto sollievo ho provato quando ho deciso di liberarmi dai miei progetti incompiuti.

Ti è mai capitato di sentire che, anche se sulla carta tutto sembra a posto, qualcosa ti tira indietro? Come se ci fossero tanti fili sottili intorno a te, che da soli non fanno male, ma insieme creano una tensione costante…

Non è stato un colpo di fulmine, ma una consapevolezza che si è fatta strada piano piano: portavo con me troppe cose solo perché le avevo iniziate o perché “dovevo” continuare.

Per aggiungere un po’ di contesto, alla fine dello scorso anno ho passato più di 6 settimane a letto, non per scelta ma per necessità. Eppure, mentre i giorni passavano senza altro da fare che guarire e fissare il soffitto, ho iniziato a fare un bilancio.

Non ho cercato grandi verità, ma risposte pratiche: Cosa sto facendo “inutilmente”? Cosa mi muove davvero? E soprattutto: cosa porto ancora con me che ormai non mi appartiene più?

È diventato chiaro in fretta che non mi mancavano nuovi progetti, ma la capacità di chiudere quelli vecchi, quelli che non funzionavano più. Quelli che sulla carta avevo dimenticato, ma che nella mia testa continuavano a ronzare.

All’inizio dell’anno avevo un solo impegno serio: semplificare.

Non volevo più portare avanti quel sistema complesso che avevo costruito negli anni come libera professionista. Non pensavo più a come ottimizzare o a fare meglio qualcosa: volevo semplicemente concentrarmi su meno cose.

Quando ho scritto per la prima volta quali progetti, collaborazioni e compiti secondari non volevo più seguire, ho sentito subito qualcosa muoversi dentro di me, un incoraggiamento.

E quando ho iniziato a togliere dal calendario e dalle giornate quei “sarà utile un giorno” impegni, il sollievo è diventato reale. Non ho guadagnato subito più tempo libero, ma le mie giornate sono diventate più leggere e questo ha tolto un peso enorme.

Ritratto di una donna in abbigliamento invernale vicino a un mare freddo

Quello che facciamo solo per abitudine

Per molto tempo ho accettato tante cose solo perché amici mi chiedevano un favore, perché pensavo che “prima o poi sarebbe servito”, o semplicemente perché non sapevo dire di no. Non rimpiango nulla: grazie a questo ho costruito relazioni, accumulato esperienze, ricevuto raccomandazioni e opportunità.

Ma lentamente, avvicinandomi ai quaranta, le mie domande (e risposte) sono cambiate rispetto a dieci o vent’anni fa. Ora non mi interessa più cosa potrebbe portare “un giorno”, ma cosa porta adesso – o cosa toglie.

È a questo punto che ho deciso di liberarmi dai progetti che andavano avanti solo per abitudine.

Il nostro cervello non dimentica, rimanda solo

Il vero problema non erano i compiti che dovevo fare, ma quelli a cui non toccavo più e che però galleggiavano sullo sfondo. Una collaborazione interrotta, un’idea mai avviata, una promessa di “torneremo su questo un giorno”. Non mi rubavano ore attive, ma occupavano costantemente spazio nella mia mente.

Leggendo un po’ di più ho capito che il cervello soffre molto queste situazioni aperte. Quello che non è chiuso viene ripreso continuamente, come per ricordarti che “hai qualcosa da fare”.

Non è un caso che spesso una mail incompleta o una conversazione interrotta pesino più di dieci questioni chiuse insieme.

La tensione non nasce dal numero di compiti, ma da quanti ne hai in sospeso.

Quando ho deciso consapevolmente di chiudere questi fili – alcuni parlando, altri lasciando andare silenziosamente – non sono diventata subito più produttiva o di successo. Ma ho fatto spazio nella mia mente, e non avevo capito quanto ne avessi bisogno finché non ho fatto il primo passo.

In modo sorprendente, mi sono sentita più leggera anche fisicamente, come se avessi lasciato andare non solo pesi mentali.

Ho capito che non sempre serve aggiungere cose alla nostra vita, a volte bisogna togliere. Questo l’avevo già imparato in altri ambiti, ma i compiti lavorativi erano rimasti fuori dal mio riordino. Fino ad ora!

Licenziarsi da certi progetti non è un fallimento

Non vedo come un passo indietro il chiudere ciò che non ha funzionato o non ha funzionato come immaginavo. Lo considero un apprendimento, un modo per capire meglio cosa mi serve davvero ora.

Chiudere non restringe la vita, anzi, apre spazio a ciò che conta davvero – o semplicemente assicura che la nostra mente non sia più un caos costante.

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