Sputare i noccioli di ciliegia dal finestrino di un’auto in movimento è uno sport sorprendentemente difficile. Non basta soffiarli fuori, serve trovare il giusto equilibrio tra forza e mira, altrimenti il vento li riporta indietro, come un bacio giocoso che torna da te. Questa piccola e lenta attività si sposa perfettamente con le giornate estive roventi, quando le cosce si attaccano al sedile sotto la crema solare e il tempo sembra allo stesso tempo lento e infinito. In quei momenti, ogni piccolo gesto, come tuffarsi in un ruscello gelido, sembra un ritorno a casa, come se corpo e anima trovassero un nuovo rifugio.
In quei giorni spesso mi dirigevo verso un luogo segreto per fare il bagno. Non era segnato sulle mappe, non aveva importanza per il mondo esterno, ma per me era una tappa fondamentale, un posto che non compariva nelle guide turistiche ma segnava una svolta dentro di me. Sulla mappa sarebbe stato solo un puntino, ma era un luogo dove ho fatto vere scoperte su me stessa. Lavoravo come fotografa estiva in un campo, dove ogni giorno catturavo la bellezza della natura e la gioia dei bambini.
La mia scheda di memoria si riempiva di sorrisi, scoperte e momenti adolescenziali. Ma anche fuori dall’orario di lavoro, camminavo con gli occhi aperti proprio come loro. Ero sull’orlo dell’età adulta, piena di incertezze, e allo stesso tempo immersa in una comunità dove ogni abitudine e regola assumeva un nuovo significato. Lontano dalla città, dalla pubblicità e dalle aspettative costanti, sembrava possibile riscrivere cosa significa essere se stessi.

La foresta è diventata casa per mesi. Lì ho imparato davvero quanto diversa può essere la vita quando sparisce la pressione costante di “dover piacere”. A casa passavo giorni a scegliere i vestiti, a lisciare i capelli, a nascondere i ricci che non sapevo gestire. Anche se truccarmi era raro, intorno a me sembrava che senza trucco qualcosa non andasse. Da adolescente era naturale voler entrare negli schemi, e avevo imparato che il giudizio degli altri contava. Così stiravo i capelli, truccavo le ciglia e lasciavo che il mio valore fosse misurato dagli sguardi altrui. Per questo ho detto subito sì all’estate nella foresta. L’idea di sparire dal mondo, di liberarmi dall’uniformità della periferia e dalle aspettative schiaccianti, era una vera liberazione. Pensavo che la natura mi avrebbe liberata da tutto, che finalmente non avrei sentito alcuna pressione. Ma non è andata esattamente così.
Quello che ho ricevuto invece è stato qualcosa di diverso, una nuova forma di bellezza. Non quella perfetta delle riviste di moda, ma qualcosa di più grezzo e sincero. Alla luce del sole pomeridiano vedevo me stessa e le donne intorno a me brillare come mai prima. Non perché fosse la prima volta nella natura, ma perché gli sguardi giudicanti erano spariti. Non c’erano più occhi critici, né schermi a cui doverci confrontare. Il sudore e la luce della crema solare non erano più fastidiosi, ma veri bagliori.
Capelli arruffati dopo un tuffo nel fiume erano improvvisamente più attraenti di qualsiasi acconciatura lisciata. Le lentiggini e i visi baciati dal sole irradiavano una bellezza che nessun trucco avrebbe potuto raggiungere.
Il bagno era il luogo dove le ragazze si riunivano ogni giorno. Lì decidevamo cosa mangiare, scambiavamo vestiti, passavamo gel e creme per capelli glitterati mentre ci preparavamo per la sera. Specchi e cosmetici non sparivano del tutto, ma non erano più il centro della nostra vita quotidiana. La cosa più sorprendente era che le scelte contro le regole attiravano più attenzione. Se qualcuno si faceva un taglio mullet, non si depilava le gambe o indossava un abito di seta con gli scarponi da trekking, non solo lo tolleravamo, ma lo celebravamo.

I responsabili del campo educavano consapevolmente i bambini a vedere ogni segno sul proprio corpo non solo come normale, ma anche bello. Le pareti del bagno erano decorate con cartelli colorati che da decenni ricordavano che qui le donne imparavano ad amarsi e ad amare il proprio corpo. Per un po’ ho pensato di essermi davvero liberata dalle aspettative, di aver finalmente abbattuto i limiti legati alla bellezza. Ma col tempo ho capito che anche ciò che vedevo come bello lì dentro era solo un nuovo ideale.
Lentiggini, capelli arruffati, sicurezza naturale sono diventati lentamente nuovi standard, proprio come prima lo erano il trucco o l’acconciatura perfetta. Tra le persone nascono sempre nuove norme, che tu viva in città o nella foresta. La vera domanda è se queste norme ci aiutano o ci ostacolano. Alla fine non ho abbandonato completamente lo specchio. Non ho lasciato tutto ciò che il mondo esterno imponeva. Ho solo imparato che non devono definire il mio valore. Posso scegliere quando truccarmi e quando no, quando lasciare i capelli asciugare al naturale e quando invece sistemarli.
La scelta è finalmente diventata mia. Senza equilibrio, le aspettative tornano come un boomerang, come il nocciolo di ciliegia che sputi ma il vento riporta indietro. Lasciale andare, lascia che mettano radici altrove. E concediti di cambiare, crescere e riscoprire continuamente cosa significa bellezza per te.











