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Il corso di formazione che ti svuota il conto con costi nascosti — e nessuno fa nulla

Elisabetta Rossi4 min di lettura
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Il corso di formazione che ti svuota il conto con costi nascosti — e nessuno fa nulla — Lifestyle

Quando decidiamo di investire su noi stessi, lo facciamo con tutto il cuore. Ci iscriviamo a un corso pieni di entusiasmo, con la sensazione che stiamo finalmente facendo la cosa giusta. Ed è proprio questa apertura, questa buona fede, che certe realtà sfruttano senza scrupoli.

Nel mondo della formazione per adulti esistono zone d'ombra in cui la determinazione degli studenti diventa uno strumento di controllo. Lo so bene, perché sono stata io a consigliare quel corso alla mia migliore amica — e da allora la vedo sempre più intrappolata in una spirale da cui non riesce a uscire.

Stavamo parlando dei suoi progetti futuri quando, quasi per magia, il mio feed sui social mi ha proposto esattamente quello che lei cercava da tempo. Le ho mandato il link subito, felice di poterla aiutare. Non avrei mai immaginato che con quel gesto avrei innescato una valanga nella sua vita.

La docente che guidava il corso sembrava, fin dal primo momento, una professionista straordinaria. Carismatica, competente, capace di trasmettere sicurezza. Ed è stato proprio quel rispetto genuino per la sua expertise a far abbassare la guardia a mia amica — perché quando ci fidiamo davvero di qualcuno, facciamo fatica ad accorgerci quando qualcosa va storto.

La pazienza come strumento di manipolazione

Mia amica si è iscritta con entusiasmo. Il corso aveva una formula mensile accessibile, i contratti erano in regola, e le prime lezioni si sono svolte esattamente come ci si aspettava. Tutto sembrava perfetto.

Col tempo, però, hanno cominciato a emergere i primi segnali d'allarme — piccoli, quasi invisibili. Quasi un centinaio di studenti iscritti, e la docente rispondeva ai messaggi scritti in modo vago, incompleto, o non rispondeva affatto. All'inizio tutti lo attribuivano al numero elevato di partecipanti. È normale, sarà impegnata.

Ma durante le lezioni in diretta la situazione si ribaltava: la docente diventava improvvisamente disponibile, sorridente, coinvolgente. Questo doppio registro psicologico ha innescato un meccanismo perverso: gli studenti hanno iniziato a dubitare di sé stessi, a chiedersi se fossero loro a essere troppo impazienti o pretenziosi. La docente restava intoccabile.

Questa pressione silenziosa si è accumulata per mesi, fino al punto in cui nessuno voleva più abbandonare il corso. Troppo tempo investito, troppi soldi spesi, e — bisogna dirlo — anche una crescita professionale reale, che rendeva tutto più difficile da mettere in discussione.

È proprio quando si impara qualcosa di vero che diventa più difficile riconoscere lo sfruttamento. Il progresso autentico diventa lo scudo dietro cui si nasconde l'abuso.

Ed è in questo momento che sono comparsi i costi extra — non previsti nel contratto, ma di fatto obbligatori.

Prima un campo estivo all'estero, presentato come "fortemente consigliato". Analizzando i prezzi, era evidente che il compenso per la docente da sola costava quanto l'intero viaggio. Poi è arrivata la seconda sorpresa: le ore di pratica necessarie per l'esame finale non erano incluse nella quota base — e il loro costo si avvicinava pericolosamente a quello dell'intero corso. Per finire, un campo residenziale obbligatorio in Italia, con tariffe che superavano di gran lunga i costi reali di vitto e alloggio.

Il prezzo del certificato

Guardando la situazione dall'esterno, con lucidità, ho cercato più volte di far capire a mia amica che questi costi aggiuntivi imposti a posteriori sono illegali. Basterebbe una segnalazione all'autorità per la tutela dei consumatori per aprire un procedimento. Ma nella realtà, nessuno si muove.

Mia amica e i suoi compagni di corso si giustificano dicendo che la docente dà loro molto sul piano professionale, e che ormai "devono finire, perché hanno bisogno del certificato". La qualifica finale è diventata l'ostaggio perfetto.

Quello che vedo io, però, è qualcosa di più preoccupante: un corso di formazione nato con buone intenzioni che si è trasformato in un sistema quasi settario, in cui gli studenti finanziano in modo sproporzionato la figura al vertice, senza possibilità reale di uscita. Il silenzio di chi ha abbandonato il gruppo dice tutto.

Il desiderio di imparare e il dubbio convivono, tenendo in piedi una situazione di dipendenza. Ma nessun sistema del genere può durare per sempre senza conseguenze.

Il mercato, prima o poi, espelle chi abusa della buona fede e dell'ambizione dei propri studenti. Tra persone così determinate e capaci, è solo questione di tempo prima che qualcuno trovi il coraggio di alzare la voce — per sé e per tutti gli altri.

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