L'ora in più di sonno è una promessa che dura esattamente una notte. Dal giorno dopo comincia la parte vera: il bambino che si sveglia quando fuori è ancora buio pesto, la fame che arriva alle sei e mezza come se fossero le sette e mezza, il pomeriggio che finisce prima ancora di essere cominciato. Nelle case con figli piccoli, animali e orari rigidi di scuola e lavoro, il cambio di ora non è un dettaglio da calendario: è una settimana in cui tutto scivola di sessanta minuti e nessuno capisce bene perché è più nervoso del solito.
Il corpo non guarda l'orologio, guarda la luce
La cosa più utile da sapere è che il nostro ritmo interno si regola soprattutto sulla luce, non sui numeri del telefono. Per questo la strategia migliore nei primi giorni è lavorare sulla luce più che sugli orari. La mattina, appena svegli, apri tutte le tapparelle e accendi le luci più forti della casa: colazione in cucina illuminata, non in penombra. Se puoi, fai gli ultimi dieci minuti del tragitto verso scuola o ufficio a piedi, anche sotto un cielo grigio: la luce naturale di una mattina nuvolosa resta molto più intensa di qualsiasi lampada. La sera, al contrario, abbassa le luci dopo cena, spegni il lampadario centrale e lascia solo lampade basse. È un segnale semplice che il corpo riconosce in fretta.






