Preparare la visita, non improvvisarla
Un bambino che sa cosa troverà si spaventa molto meno. Vale la pena raccontargli in anticipo come è fatto il posto: ci sono tanti nomi scritti sulla pietra, ci sono fiori, alcune persone piangono, altre chiacchierano, noi staremo un po' e poi andremo a prendere qualcosa di caldo. Anche dire quanto durerà aiuta: venti minuti sono sufficienti, e nessuno è obbligato a restare se la cosa diventa pesante.
Utile anche prepararlo a vedere gli adulti commossi. «Se la mamma piange non è perché è successo qualcosa di nuovo, è perché le manca» toglie al bambino il peso di dover consolare o di sentirsi colpevole. Se è possibile, scegliete un orario meno affollato: la folla dei giorni di punta rende tutto più confuso e rumoroso di quanto serva.
Dare un compito trasforma l'angoscia in gesto
I bambini gestiscono le emozioni grandi attraverso le mani. Portare l'acqua, sistemare i fiori, passare uno straccio sulla lapide, accendere un lumino con la supervisione di un adulto: sono azioni piccole che danno un ruolo e scaricano la tensione. Funziona molto bene anche lasciare qualcosa di personale, un disegno plastificato, un sassolino raccolto in spiaggia, una foglia rossa trovata lungo il viale.






