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Quest’anno voglio tutte le decorazioni e tutte le canzoni di Natale più sdolcinate!

Schuster Borka4 min di lettura
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Quest’anno voglio tutte le decorazioni e tutte le canzoni di Natale più sdolcinate! — Famiglia

Così regalo al bambino che è in me la festa che non ha mai potuto vivere.

So che c’è chi pensa sia imbarazzante mettere le decorazioni natalizie già a novembre. Chi crede che una persona intelligente debba storcere il naso davanti agli addobbi zuccherosi dei negozi e che chi ha un minimo di buon gusto dovrebbe quasi andare in crisi al primo accordo di All I Want for Christmas. E, sinceramente? Per molto tempo la pensavo così anch’io, se qualcuno me lo chiedeva.

Mi considero una persona con un umorismo un po’ sarcastico e secco — così mi conoscono anche i miei amici — e in qualche modo avevo adottato questo atteggiamento anche verso il Natale. Come se fosse quello che ci si aspetta. Storcendo il naso davanti alle tazze con fiocchi di neve, facendo smorfie per gli alberi finti, e mostrando un’espressione come se fosse un’offesa personale vedere qualcuno appendere le lucine sul balcone già a inizio novembre.

Quest’anno però qualcosa è cambiato. In un momento importante del mio percorso di conoscenza di me stessa ho capito che quell’atteggiamento cinico non è mai stato davvero mio. Che per gran parte della vita ho solo finto che il Natale fosse “kitsch”, “troppo” e “di cattivo gusto”.

Che ho sempre desiderato che la festa iniziasse già a novembre.

Che ci fossero decorazioni ovunque e la casa sembrasse esplosa da una fabbrica di Babbo Natale. Che ascoltassi in loop le canzoni natalizie più sdolcinate e che dalle fonti sgorgassero scintille di stelle filanti.

Non si tratta di aver ceduto al consumismo natalizio né di aver improvvisamente perso il gusto. Ho capito che voglio dare qualcosa al bambino che è in me, qualcosa che lui non ha mai avuto.

Da bambino il Natale non è stato magico. Non per mancanza di decorazioni o per difficoltà economiche — è vero, non eravamo ricchi, ma la festa avrebbe potuto comunque essere speciale. Ma perché sono cresciuto in una casa dove bastava poco per tirare fuori le bottiglie di birra. Le visite familiari durante le feste garantivano che mio padre si ubriacasse, e la “notte silenziosa” era più una serata carica di tensione. I regali modesti spesso erano rotti già il giorno dopo, sparsi sul pavimento della cucina. E ogni anno desideravo la stessa cosa: che finisse la pausa invernale e potessi tornare a scuola, dove almeno mi sentivo al sicuro.

Mi hanno semplicemente rubato i Natali dell’infanzia.

Ora però sono io l’adulto. Sono io a prendermi cura del bambino che è in me e che allora non poteva contare su nessuno. E quest’anno gli regalo tutto quello che non ha mai avuto: il Natale più kitsch, zuccheroso e felice, che può durare anche mesi.

Sì, quest’anno voglio tutte le decorazioni. Voglio tutte le canzoni di Natale più imbarazzanti, e la casa sarà piena di renne luminose e soffierò fiocchi di neve sulle finestre. Perché voglio compensare quel bambino per quello che gli è stato tolto.

Non penso che la festa sia solo una questione di apparenze. Non credo che il cuore del Natale sia una ghirlanda luminosa o una candela profumata allo zenzero. Ma credo che questo sia parte della mia guarigione. Che se ora regalo a quel bambino che ha perso la magia invernale un po’ di meraviglia, forse un giorno crederà che il Natale può essere bello. E da lì potrà anche apprezzare il silenzio e la riflessione.

Per ora però lo consolo. Non lo giudico, non lo faccio sentire in colpa per desiderare qualcosa che altri chiamano “kitsch”. Gli do solo quello che vuole. Perché lo merita.

A te che stai leggendo queste righe, ti consiglio: la prossima volta che vedi il tuo collega bere una cioccolata calda dalla sua tazza di Babbo Natale con un maglione natalizio, non storcere gli occhi. Forse non è davvero lui, ma un bambino che per la prima volta vede realizzati i suoi desideri di Natale.

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