C'è una frase che all'inizio sembra innocua, ma che nel giro di qualche anno può logorare in silenzio la fiducia tra due persone: "Dai, non fare sempre il negativo."
Secondo gli psicologi — tra cui Susan David, ricercatrice della Harvard Medical School e una delle figure di riferimento del concetto di agilità emotiva — l'allegria forzata e la costante repressione delle emozioni reali, a lungo andare, allontanano i partner invece di avvicinarli.
Esistono quattro segnali a cui, secondo gli esperti, vale la pena prestare attenzione: indicano con precisione il momento in cui, dentro una relazione, la positività smette di essere un sostegno e diventa un muro.
1. Le emozioni negative vere vengono minimizzate
Quando uno dei due dice di essere stanco, triste o arrabbiato per qualcosa, e la risposta è subito un leggero "ma dai, non è mica un dramma" oppure "poteva andare peggio", quell'emozione non si risolve: viene semplicemente messa a tacere.
Susan David chiama questo fenomeno "bumper sticker positivity": quelle frasi superficiali e a effetto che chiudono un discorso invece di aprirlo. Il problema non è l'intenzione di incoraggiare, ma il messaggio che l'altro finisce per imparare: qui non c'è spazio per i sentimenti difficili.
2. Il "pensa a qualcosa di bello" che ti zittisce
Questo segnale compare quando esprimi una preoccupazione o una paura sincera e, invece di essere ascoltato, vieni subito reindirizzato verso il lato positivo. "Non stare a rimuginare, pensa piuttosto a quante cose belle abbiamo", arriva prima che qualcosa venga davvero elaborato.
I ricercatori che studiano gli approcci terapeutici basati sull'accettazione sono chiari: le emozioni represse non spariscono. Tornano nella relazione sotto forma di sintomi fisici, tensione o comportamenti passivo-aggressivi.
3. Sensi di colpa per essere tristi
È la forma più dolorosa, perché qui non si tratta più solo di far tacere l'altro. La persona triste o ansiosa riceve un peso in più: la sensazione di essere lei a rovinare l'atmosfera, di essere il problema, colpevole di non essere abbastanza grata o abbastanza forte.
In questi casi escono frasi come "perché fai di nuovo così?" oppure "chiunque altro sarebbe contento di questo".
Secondo i terapeuti di coppia è uno dei meccanismi più distruttivi, perché col tempo l'altro preferisce mentire e dire che sta bene, pur di evitare i rimproveri.
4. Le difficoltà nascoste sotto il tappeto per una pace apparente
Quando una coppia decide di non parlare delle tensioni perché "tanto è solo per rovinare l'atmosfera", sul momento il clima sembra davvero più sereno. Ma a lungo andare si accumula tutto ciò che non è stato detto.
Gli studiosi dell'evitamento dei conflitti, come il ricercatore sui matrimoni John Gottman, ricordano che non è il numero dei litigi a predire il successo di una relazione, ma il modo in cui i partner affrontano le difficoltà. Evitare non è una soluzione: è solo un conto rimandato, che prima o poi qualcuno dovrà pagare.
Il pensiero positivo ha il suo posto, ma non quando chiede all'altro un sorriso forzato al posto di un'emozione autentica. Forse la domanda non è chi abbia torto, ma quanto spazio due persone sanno lasciarsi a vicenda anche nei giorni brutti.
Che cos'è la positività tossica in una relazione?
È l'abitudine di imporre allegria e ottimismo a tutti i costi, reprimendo o minimizzando le emozioni negative reali. In coppia si manifesta con frasi che chiudono il discorso invece di ascoltare davvero l'altro.
Perché reprimere le emozioni fa male alla coppia?
Perché le emozioni represse non spariscono: tornano sotto forma di sintomi fisici, tensione o comportamenti passivo-aggressivi. Col tempo, chi si sente zittito preferisce mentire e dire di stare bene, allontanandosi dal partner.
Evitare i litigi rende una relazione più solida?
No. Secondo la ricerca non è il numero dei litigi a predire il successo di una coppia, ma il modo in cui i partner affrontano insieme le difficoltà. Evitare i conflitti significa solo rimandare un conto che prima o poi va pagato.











