La democrazia non è un sistema dove ogni quattro anni spuntiamo una casella e poi ci sediamo, rinunciando a ogni voce in capitolo. Vivere in democrazia è non solo un diritto, ma soprattutto una responsabilità. E secondo me, è proprio questo il punto.
La libertà è un peso reale. Dura, scomoda, a volte stancante. Significa partecipare alle questioni comuni – e questo spesso richiede confronto, apprendimento, coraggio. Ma non possiamo tirarci indietro. Perché la politica, contrariamente a quanto spesso si pensa, non è sputarsi addosso o elencare all’infinito gli errori degli altri. La politica è cercare soluzioni. Formarsi un’opinione. Decidere insieme la direzione del paese, della nostra società, della nostra vita.
Quando qualcuno dice "non mi interessa la politica", in realtà – forse senza saperlo – sta dicendo: non mi importa quanto guadagnano gli infermieri, in quali condizioni lavorano gli insegnanti, o chi può accedere in tempo alle cure sanitarie.
Non gli interessa come si evolvono le leggi sulla protezione dei minori, chi riceve aiuto dalle famiglie in difficoltà, se ci sono fondi sufficienti per sostenere le persone con disabilità. Non conta se è garantito un libero flusso di informazioni, se esiste una stampa indipendente, se chi prende decisioni è controllabile. Eppure queste non sono "questioni politiche", sono le basi della vita quotidiana. La scuola che frequenta nostro figlio, il prezzo di un chilo di pane, o se riusciamo a entrare in sala operatoria quando serve – tutto questo è politica, con conseguenze dirette.
Chi dice di non interessarsi alla politica, in realtà sta dicendo: non mi importa del destino dei bambini negli orfanotrofi, o se chi fugge dalla violenza domestica riceve aiuto.
Non gli importa se gli ospedali hanno gli strumenti necessari per interventi salvavita. Non gli importa chi può esprimere la propria opinione e chi invece viene zittito. Non è neutralità. Non è calma. È irresponsabilità, insensibilità, un’indifferenza che fa rabbia.

L’indifferenza non è una superiorità morale
Non è segno di chiarezza, ma di distacco. E certo, è più facile restare a distanza con un dito alzato, dicendo elegantemente "non mi importa chi è al potere, tanto nulla cambia". Ma è proprio questo atteggiamento che permette che nulla cambi. Che siano sempre altri a decidere – e che sia sempre colpa di altri. La democrazia non funziona con cittadini passivi. La democrazia chiede collaborazione. Attenzione. Partecipazione.
E sì, tutto questo è davvero stancante. A volte sembra persino senza speranza. Ma quando qualcuno dice "non mi interessa la politica", non si ritira dal sistema – rinuncia solo a farne parte.
Le decisioni degli altri lo riguarderanno comunque. Perché in fondo la politica non riguarda loro – riguarda noi. E se vogliamo davvero un mondo migliore, non possiamo tacere. Non possiamo restare fuori. Perché se non decidiamo noi, decidono per noi. E allora potremo solo piangere per quella responsabilità che tanti ora cercano disperatamente di scrollarsi di dosso.











