Le cronache di questi giorni sono piene di strade diventate torrenti nel giro di un quarto d'ora. Al di là di quello che succede in una città o nell'altra, il punto che riguarda tutte noi è molto più domestico: la maggior parte dei danni di un temporale autunnale non nasce dalla quantità d'acqua, ma da tre o quattro cose lasciate a metà. Una tenda da sole aperta, un pozzetto pieno di foglie, una finestra a vasistas dimenticata. Metto in fila la sequenza che uso io, con una casa piccola, un balcone stretto e la tendenza cronica a rimandare.
I dieci minuti prima: la lista corta
Quando il cielo cambia colore non serve fare tutto, servono le cose giuste nell'ordine giusto. Prima le aperture: chiudere finestre, lucernari e soprattutto i vasistas, che sembrano innocui e invece incanalano l'acqua dritta sul davanzale interno. Poi le tende da sole e i tendaggi da esterno, che con il vento diventano vele e si strappano alla giuntura. Poi il balcone: tutto quello che può volare o rotolare va messo a terra o addossato al muro. Portacenere, vasi leggeri, pinze da bucato, sedie pieghevoli, il cestino della raccolta differenziata. Infine il bucato steso, che con pioggia sporca torna a casa peggiore di prima.
Se c'è tempo, due gesti in più valgono moltissimo: alzare da terra le scatole di cartone in cantina o nel box e staccare le spine degli apparecchi più delicati se i lampi sono vicini. Non è superstizione, è il modo più semplice di non ritrovarsi con un alimentatore bruciato.
Il vero nemico è lo scarico, non la pioggia
Un balcone allagato quasi sempre non è un balcone che riceve troppa acqua: è un balcone che non riesce a mandarla via. Il pozzetto di scarico, quel piccolo tombino sul pavimento, si intasa con foglie, terriccio uscito dai sottovasi, capelli, pelucchi, aghi di pino. Basta un tappo di due centimetri e l'acqua sale fino alla soglia della portafinestra, poi entra.
La manutenzione dura cinque minuti e andrebbe fatta ogni due settimane in autunno: sollevare la griglia, togliere a mano quello che c'è sotto, buttarlo nell'organico o nell'indifferenziato, sciacquare con un secchio d'acqua e guardare se scende veloce. Se gorgoglia e ristagna, l'ostruzione è più giù: un piccolo scovolino o una molla per scarichi risolve, e se non risolve è il momento di parlarne con l'amministratore, perché la colonna è condominiale. Stesso discorso per i canali di gronda sopra una terrazza: se in un temporale vedi l'acqua che tracima dal bordo invece di uscire dal pluviale, il problema è lì.
Le piante: chi entra, chi resta
Non tutte le piante soffrono l'acquazzone. Anzi, rosmarino, salvia, edera, graminacee e piccoli arbusti se la cavano benissimo e anche meglio del solito, perché una pioggia vera lava le foglie dalla polvere. I problemi sono altri due: il vaso che si ribalta e il sottovaso che si trasforma in una piscina. Il rimedio è semplice: vasi grandi contro il muro, vasi leggeri raggruppati in un angolo riparato, sottovasi svuotati subito dopo. Le radici marciscono per ristagno, non per pioggia.
Fanno eccezione le aromatiche già stanche di fine stagione, il basilico in primis, e le piante grasse tenute fuori: queste conviene spostarle sotto una tettoia o portarle dentro per una notte. Se hai una fioriera appesa alla ringhiera, controlla il gancio prima della stagione dei temporali, non dopo.
E se l'acqua è entrata dalla finestra?
La priorità è asciugare in fretta e far circolare aria, perché il vero danno arriva dopo, sotto forma di macchia scura e odore. Togli l'acqua con vecchi asciugamani, poi passa uno straccio asciutto sul battiscopa e dentro il telaio della finestra, dove ristagna senza farsi vedere. Se il pavimento è in legno o laminato, non lasciare tappeti bagnati sopra: sollevali. Nelle ore successive tieni la stanza ventilata e, se hai un deumidificatore, usalo per un giorno. Se la macchia sul muro ricompare anche dopo giorni di sole, non è pioggia residua ma un'infiltrazione da far vedere a un tecnico.
Vale la pena preparare un piccolo kit?
Sì, e occupa lo spazio di una scatola da scarpe nel ripostiglio: una torcia con le pile cariche, due panni in microfibra spessi, una paletta e uno scovolino per il pozzetto, un rotolo di nastro adesivo da imballaggio, un paio di guanti. Aggiungi la power bank carica e un foglio con i numeri utili, amministratore compreso. Non è allarmismo: è la differenza tra passare una serata a cercare le cose al buio e passarla ad ascoltare la pioggia da dentro, con la teiera accesa.











