Non ne posso più di tollerare chi va a lavorare da malato.
Come professionista del settore beauty incontro tantissime persone. Fa parte del mio lavoro, e in fondo mi piace molto. Ogni giorno mi confronto con personalità, situazioni e storie diverse, e spesso sento che non offro solo un servizio, ma anche attenzione, tempo e cura.
Per molti clienti il salone è un piccolo rifugio, un luogo dove rilassarsi, ricaricarsi, dove finalmente si parla solo di loro. Lo capisco e rispetto questo. Però negli anni ho notato un fenomeno sempre più difficile da ignorare. Sempre più spesso i clienti vengono anche se sono malati. Non solo un po’ indisposti o con un leggero malessere, ma chiaramente ammalati.
Tossiscono, starnutiscono, hanno la voce roca, il naso che cola, si lamentano di sentirsi male eppure sono seduti proprio di fronte a me.
Spesso dicono anche: “So di essere malato, ma non volevo rinunciare all’appuntamento.” Che piova, che nevichi, che faccia freddo, i capelli, le unghie, il trattamento devono esserci. A qualunque costo.
In questi momenti penso sempre più forte: perché è diventato normale? Perché dobbiamo accettarlo? Non devo e non posso restare in silenzio. Anch’io per molto tempo ho taciuto, pensando che fosse parte del lavoro. Disinfettavo, arieggiavo, cercavo di finire in fretta, ma dentro di me cresceva la tensione: porterò a casa questa malattia? Tra qualche giorno starò male anch’io? Quanti altri clienti ne saranno coinvolti?
Nel settore beauty spesso ci dicono che dobbiamo adattarci, sorridere e non lamentarci. Come se la nostra salute fosse secondaria. Ma non siamo meno importanti solo perché offriamo un servizio. Ho capito che tacere non aiuta. Il silenzio non protegge né me né chi mi sta intorno. Se non parlo, contribuisco a mantenere una cattiva abitudine che a lungo andare danneggia tutti.

Ho il diritto di mettere dei limiti
Dopo un po’ ho capito che stabilire dei limiti non è scortesia, ma una necessità. Ho il diritto di lavorare in sicurezza. Ho il diritto di non espormi a rischi inutili solo perché qualcuno non vuole spostare un appuntamento. Sì, si può dire: “Mi dispiace, ma così non possiamo fare il trattamento.” Sì, si può mandare a casa chi è malato. E sì, è assolutamente giusto. Non è un rifiuto, una punizione o un attacco personale. È prendersi responsabilità per sé, per i colleghi e per gli altri clienti.

“È solo un piccolo raffreddore” non è una frase innocua
Questa frase la conoscono tutti. Eppure crea tanti problemi. Un “piccolo raffreddore” può bastare a farmi stare male per giorni. A causare appuntamenti saltati, riorganizzazioni e perdita di guadagni. A sconvolgere un’intera giornata di lavoro. Spesso poi non sappiamo nemmeno esattamente di cosa si tratta. Non siamo medici, e non dobbiamo esserlo.
Conta solo una cosa: se sei malato, resta a casa. La bellezza non sparisce. I capelli non scappano. Le unghie possono aspettare. La salute invece è insostituibile.

Il rispetto deve essere reciproco
Faccio tutto il possibile perché i miei clienti si sentano al sicuro. Lavoro con strumenti puliti, rispetto le regole igieniche, li ascolto e mi prendo cura di loro. Questo è il minimo. Ma altrettanto fondamentale dovrebbe essere che il cliente non porti la malattia in salone. Il rispetto non è a senso unico. Non si può solo pretendere, bisogna anche dare. Far parte del rispetto è non mettere a rischio la salute degli altri per comodità personale.

È ora di parlarne apertamente
Questo argomento è stato a lungo un tabù. Ma più persone lo dicono, più sarà facile cambiare le cose. Sarà più naturale cancellare un appuntamento in caso di malattia e meno scontato che il professionista debba sopportare tutto. Non voglio lamentarmi. Voglio solo che finalmente si dica chiaramente che così non va bene. La bellezza è importante. L’aspetto conta. Ma la salute viene prima di tutto. E su questo non voglio più tacere.











