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«Aiuto, mia figlia disegna zombie!» – Perché non mi preoccupa la sua passione per l’horror

Schuster Borka3 min di lettura
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«Aiuto, mia figlia disegna zombie!» – Perché non mi preoccupa la sua passione per l’horror — Famiglia

Fin da piccola, mia figlia amava le creature "strane" nelle storie. Mentre gli altri bambini seguivano principesse o eroi, lei era affascinata dalle figure misteriose sullo sfondo. Quei personaggi insoliti catturavano la sua attenzione. Non aveva paura, anzi, era curiosa.

Ora ha sette anni, adora disegnare e ha un’immaginazione davvero straordinaria. Quando può, crea mostriciattoli. A volte robot consapevoli, altre volte orsetti zombie, vampiri o creature difficili da classificare. Alcuni hanno tre occhi, altri ali, e ammetto che alcuni sono sorprendentemente inquietanti anche per me.

Capisco che qualcuno possa trovarlo inquietante. Io no.

Perché non credo che un singolo interesse possa definire la personalità o lo stato d’animo di un bambino. Chi vede solo i suoi disegni potrebbe trarre conclusioni affrettate, ma io conosco il quadro completo.

So che mia figlia è empatica, gentile, allegra e si relaziona facilmente con gli altri. Si prende cura degli amici, consola chi piange e ha un senso dell’umorismo geniale. Ridiamo molto insieme. Onestamente: non c’è nulla in lei che mi faccia preoccupare, e sono più che certa che crescerà per diventare una brava persona – e questo dipende solo in parte da me, perché ho un ottimo materiale con cui lavorare. Ma è chiaro che ha un’immaginazione vivace – e non si esprime con unicorni.

I suoi interessi non sono i più comuni. Ma non riesco a immaginare Tim Burton da bambino dipingere arcobaleni e pony. La creatività spesso nasce proprio da ciò che esce dalla norma. Qualcosa di un po’ strano, un po’ più oscuro, un po’ diverso.

Disegno di un bambino e matite colorate

Il pensiero della morte, le cose spaventose e la sensazione di minaccia sono sfide che tutti affrontiamo. Sono parte del mondo. I bambini le incontrano – nelle storie, in frasi rubate alle notizie, nelle conversazioni al parco. E mentre temiamo le figure nascoste nel buio, c’è anche una curiosità morbosa dentro di noi. Altrimenti non avrebbero tanto successo i programmi true crime o i film horror.

La differenza è che noi adulti spesso lo mettiamo in una confezione intellettuale. I bambini invece disegnano.

Per me i disegni mostruosi di mia figlia non parlano di oscurità, ma di controllo. Quando mette su carta un orsetto zombie, decide lei come sarà. Gli dà un nome, una storia, una personalità. La paura diventa gestibile. La minaccia diventa gioco. Il caos diventa creatività.

Disegnare – e in generale la creatività – è secondo me una strategia di coping fantastica

Permette di "fare amicizia" con il lato oscuro senza reprimerlo o tabùizzarlo. Perché il mondo non è fatto solo di sole e polvere di stelle. Se un bambino affronta questa complessità giocando, io ci vedo forza, non pericolo.

Bambina che disegna a scuola

Certo, sto attenta. È il mio ruolo di genitore. Se ai disegni si aggiungessero ansia, isolamento o tristezza persistente, penserei diversamente. Ma finché vedo un bambino equilibrato, felice, curioso, che si diverte a creare e mostra con orgoglio il suo coniglio vampiro a tre teste, non ho paura.

Accetto semplicemente che il destino mi abbia donato una creatura speciale. Un bambino un po’ diverso. Uno che forse non disegna principesse, ma sicuramente racconta belle storie. E aspetto con curiosità di vedere chi diventerà da adulto, se non cercherò di soffocare le sue unicità.

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