Avevo preparato quel colloquio per mesi. Era la posizione che sognavo da anni: avevo riscritto il curriculum almeno cinque volte, annotato le risposte alle domande più comuni, persino esercitato davanti allo specchio per sembrare sicura di me. Il colloquio stava andando benissimo, finché il potenziale responsabile non si è appoggiato allo schienale della sedia e mi ha chiesto, con tono del tutto naturale, se avessi in programma di avere figli nel breve periodo. Per un secondo ho pensato di aver capito male. Poi ho realizzato che faceva sul serio.
Il momento in cui il tempo si è fermato
Ricordo perfettamente il silenzio che è calato nella stanza. La responsabile HR seduta accanto a lui ha abbassato gli occhi per un istante, fingendo di prendere appunti — e in quel gesto ho capito che anche lei sapeva che qualcosa non andava. Lui, invece, aspettava la risposta come se avesse appena chiesto la cosa più normale del mondo.
In quell'istante non ho pensato se la domanda fosse legale o meno. Ho pensato solo che, se non rispondevo, avrei dato l'impressione di avere qualcosa da nascondere.
Ho detto che al momento non avevo in programma di avere figli — il che era vero — ma per tutta la durata della risposta avevo in testa un solo pensiero: quanto avrebbe influito quella parola sulla loro decisione?
Ripensandoci ora, quello era esattamente il problema: la domanda in sé aveva già cambiato il modo in cui mi avrebbero guardata, indipendentemente da quello che avessi risposto.
Quello che ho scoperto dopo
Solo settimane più tardi, raccontando l'episodio a un'amica che lavora nelle risorse umane, ho capito che quella domanda non avrebbe dovuto essere posta.
In Italia, in base al Codice delle pari opportunità e alle norme sul divieto di discriminazione, chiedere a una candidata se intende avere figli durante un colloquio di lavoro è illegale e può configurarsi come discriminazione diretta basata sul sesso.
Il datore di lavoro non ha alcun diritto di sapere se e quando una candidata intende avere figli: si tratta di una sfera privata che non può influenzare l'assunzione. La legge prevede eccezioni solo in casi di comprovata necessità legata alla sicurezza sul lavoro — che per una posizione d'ufficio non è evidentemente applicabile.
La mia amica mi ha spiegato anche che, nella pratica, queste domande continuano a circolare con una certa frequenza, soprattutto nelle aziende in cui i colloqui vengono condotti direttamente dai responsabili di reparto, senza supervisione HR adeguata.
Se ti è mai capitato di sentirti spiazzata da domande inappropriate al lavoro, potresti ritrovarti in altri racconti simili — come prepararsi a un colloquio senza cadere nelle trappole più comuni.
Perché non ho detto niente in quel momento
Avrei potuto rispondere con educazione che quella domanda non era pertinente alla mia idoneità per il ruolo. Ma in quel momento ogni istinto mi diceva che qualsiasi forma di resistenza mi avrebbe tolta dalla corsa.
Il colloquio di lavoro è una situazione in cui i rapporti di forza sono profondamente squilibrati: dall'altra parte del tavolo c'è qualcuno che decide del tuo futuro professionale, e tu vuoi solo fare una buona impressione. È proprio questo squilibrio che spinge molte persone a rispondere, anche quando sanno che la domanda è inappropriata o illegale.
Non è debolezza. È una reazione umana e comprensibile a una situazione di pressione reale.
Cosa farei diversamente oggi
Oggi so che non ero obbligata a rispondere. Se mi capitasse di nuovo, probabilmente chiederei con calma perché quella informazione sia rilevante per il ruolo. Ho imparato anche che certe domande rivelano molto della cultura aziendale: se già al colloquio vengono poste questioni del genere, è probabile che l'ambiente di lavoro non sia particolarmente attento alle esigenze di chi vuole costruire una famiglia.
Alla fine, quel lavoro l'ho ottenuto. Ci sono rimasta due anni, poi me ne sono andata di mia spontanea volontà. Non ho mai saputo con certezza quanto abbia pesato la mia risposta sulla loro decisione. Ma da allora, prima di ogni colloquio, mi preparo anche a questo: come reagire se qualcuno mi pone di nuovo una domanda fuori luogo.
Forse questa è la lezione più importante di tutta la storia: non basta preparare le risposte. Bisogna anche sapere in anticipo dove si trovano i propri limiti — e avere il coraggio di difenderli.
È davvero illegale chiedere se si vogliono figli durante un colloquio?
Sì. In Italia il Codice delle pari opportunità vieta esplicitamente domande sulla maternità e sulla pianificazione familiare durante le selezioni del personale, poiché possono configurarsi come discriminazione diretta basata sul sesso.
Cosa si può rispondere a una domanda del genere senza compromettere il colloquio?
Una risposta efficace e non aggressiva è chiedere gentilmente in che modo quella informazione sia pertinente al ruolo. In alternativa, si può semplicemente affermare di essere pienamente disponibili a soddisfare i requisiti della posizione, senza entrare nella vita privata.
Se vengo assunta dopo aver risposto a una domanda illegale, posso fare qualcosa?
Sì, è possibile segnalare l'accaduto alla Consigliera di parità della propria provincia o all'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Tuttavia, come racconta questo articolo, molte persone scelgono di non farlo per non compromettere il rapporto lavorativo appena iniziato.
Questo tipo di domande riguarda solo le donne?
In teoria no, ma nella pratica vengono rivolte quasi esclusivamente alle donne, in particolare a quelle in età fertile. Questo le rende una forma di discriminazione di genere particolarmente diffusa e difficile da contrastare.











