Il frigo è l'unico mobile di casa che apriamo venti volte al giorno e riordiniamo una volta al mese, se va bene. Il risultato lo conosciamo tutte: lo yogurt scaduto dietro la bottiglia dell'acqua, il mazzetto di prezzemolo diventato una poltiglia nera in fondo al cassetto, la confezione di formaggio comprata due volte perché la prima era nascosta. Organizzarlo non vuol dire riempirlo di contenitori tutti uguali per la foto: vuol dire capire che dentro quel vano le temperature non sono identiche ovunque e sfruttarlo di conseguenza. Da lì in poi la spesa dura di più e si butta molto meno.
Le zone: dove fa più freddo e dove no
Nei frigoriferi tradizionali, quelli a raffreddamento statico, l'aria fredda scende: la parte più bassa, appena sopra i cassetti, è la più fredda, mentre i ripiani alti sono leggermente più tiepidi. Nei modelli ventilati la temperatura è più uniforme, ma la porta resta comunque la zona più calda e soprattutto la più instabile, perché ogni apertura la espone all'aria della cucina.
Da questo discendono le regole pratiche. Nel ripiano più freddo vanno carne e pesce crudi, sempre in un contenitore chiuso o su un piatto, mai sopra verdure già pronte. Nei ripiani centrali e alti stanno latticini, uova, avanzi cotti, piatti preparati in anticipo. Nei cassetti vanno frutta e verdura, che lì trovano un po' più di umidità. Nella porta, dove il freddo è meno costante, hanno senso bevande, salse, burro e confetture: cose che si conservano bene anche con qualche oscillazione.






