Il trasloco è una di quelle imprese che sembrano semplici finché non apri il primo armadio. Poi scopri che dentro ci sono le lenzuola di tre case fa, un servizio di bicchieri mai usato e una scatola di cavi di cui nessuno conosce la funzione. La parte dura non è spostare i mobili: quella la fanno le braccia o un'azienda. La parte dura è decidere, imballare e ritrovare le cose dopo. Ed è tutta lavorabile in anticipo, se accetti che un trasloco è un progetto a tappe e non un weekend eroico.
Il conto alla rovescia: cosa fare e quando
Circa due mesi prima si prendono le decisioni grandi: trasloco fai da te o con ditta, data, eventuale permesso per occupare il suolo pubblico davanti al portone, disdette e volture di utenze, cambio di residenza, scuola dei bambini se cambia quartiere. Chiedere preventivi presto conta molto: nei fine settimana di fine mese le disponibilità si esauriscono in fretta.
Un mese prima comincia la selezione. Non imballare mai qualcosa che hai deciso di non portare: ogni scatola in più è spazio, fatica e tempo. Vai stanza per stanza con tre destinazioni, tenere, dare via, buttare, e fissa subito i ritiri per gli oggetti ingombranti, perché quelli sono sempre l'ultimo problema.
Nelle due settimane finali si imballa sul serio, partendo da ciò che non usi: libri, soprammobili, abiti fuori stagione, stoviglie delle grandi occasioni. Gli ultimi tre giorni restano per cucina, bagno e armadio quotidiano, cioè le cose che ti servono fino all'ultimo minuto.






