C'è una settimana precisa, ogni anno, in cui la casa smette di essere tiepida e diventa semplicemente fredda. Non abbastanza da giustificare la caldaia accesa dalla mattina alla sera, ma abbastanza da farti stare sul divano con le mani dentro le maniche. È il momento in cui conviene smettere di pensare al riscaldamento come a un interruttore e iniziare a pensarci come a un insieme di piccole scelte: dove si disperde il calore, dove ti siedi davvero, quanto ti muovi. Nella mia casa, con bambini che lasciano porte aperte ovunque, questa differenza vale più di qualsiasi impostazione del termostato.
Prima trova le correnti, poi pensa al calore
Riscaldare una stanza da cui l'aria scappa è come riempire un secchio bucato. Fai un giro con una mano aperta lungo il perimetro delle finestre, sotto la porta d'ingresso, intorno alle tapparelle e alla cassonetto sopra la finestra: dove senti aria che si muove, lì stai perdendo comfort. Un paraspifferi sotto la porta di casa, una guarnizione adesiva sui battenti che non chiudono perfettamente, una tenda pesante che arriva fino al pavimento davanti a una portafinestra: sono interventi da pomeriggio, non da ristrutturazione, e si sentono subito sulla pelle.
Poi c'è la geografia domestica. Chiudere le porte delle stanze che non usi concentra il calore dove vivi: non ha senso scaldare il corridoio e la camera degli ospiti per stare in cucina. Se hai un termosifone incassato in una nicchia o coperto da un mobile, liberalo: un radiatore che soffia contro un divano scalda principalmente il divano.






