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L'asse intestino-cervello: cosa ci rivela una gastropsicologa sul potere nascosto del cucinare

Nyul Debóra5 min di lettura
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L'asse intestino-cervello: cosa ci rivela una gastropsicologa sul potere nascosto del cucinare — Lifestyle
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Cucinare non è solo una questione di sopravvivenza o di piacere gastronomico. Sempre più ricerche suggeriscono che stare ai fornelli abbia un impatto profondo sulla nostra salute mentale, sulla creatività e persino sul modo in cui ci relazioniamo agli altri. Per capire meglio questo legame, abbiamo parlato con una gastropsicologa — una figura che si occupa esattamente dell'intreccio tra cibo, mente e benessere.

Il cucinare può davvero essere una forma di terapia?

La risposta è sì. Quando stiamo bene, cucinare offre un potente effetto antistress: è un'attività concreta, visibile, che dà soddisfazione immediata. Ma anche quando attraversiamo momenti difficili, può diventare un prezioso alleato nel percorso di guarigione — un modo per ritrovare il senso dell'atto creativo e della cura verso se stessi e gli altri.

C'è poi un aspetto scientifico che sta ricevendo sempre più attenzione: l'asse intestino-cervello. Il legame tra il nostro apparato digerente e la salute mentale è molto più stretto di quanto si pensasse. Ricerche recenti hanno dimostrato che una dieta equilibrata può contribuire alla prevenzione della depressione e alla riduzione dei sintomi già presenti. Quello che mangiamo — e come lo prepariamo — conta davvero.

Come motivarsi a cucinare quando il tempo sembra non bastare mai?

Se cuciniamo per obbligo e lo viviamo come un peso, il primo passo è semplificare il più possibile. Imporsi standard irraggiungibili è il modo più rapido per scoraggiarsi — e nei momenti di fragilità, ogni piccolo fallimento rischia di intaccare anche l'autostima.

Fortunatamente, oggi non mancano le risorse: blog, libri e video propongono ricette con 5 ingredienti, cene pronte in mezz'ora, piatti senza stress. La semplicità e la velocità sono motivazioni potentissime. E c'è un altro pensiero che aiuta: cucinare a casa è il miglior investimento per la propria salute. Sappiamo esattamente cosa c'è nel piatto, da dove vengono gli ingredienti e in quali condizioni è stato preparato il cibo.

Che effetto ha sulla nostra creatività?

In cucina coinvolgiamo tutti e cinque i sensi contemporaneamente: colori, profumi, sapori, suoni, texture. Questo ambiente ricco di stimoli attiva naturalmente il pensiero creativo, anche senza che ce ne accorgiamo.

Non si tratta solo di inventare ricette straordinarie o decorare torte a più piani. La creatività si accende anche quando dobbiamo risolvere un problema improvviso — un ingrediente mancante, un imprevisto dell'ultimo momento. Troviamo soluzioni che non avremmo mai immaginato, e quella sensazione di riuscita è preziosa: possiamo portarla con noi anche fuori dalla cucina, al lavoro, nella vita di tutti i giorni.

Può insegnarci la pazienza?

Assolutamente sì. C'è chi usa il cucinare come un vero e proprio allenamento alla pazienza: sa di avere difficoltà ad aspettare, e sceglie appositamente ricette che richiedono ore — un arrosto lento, un impasto a lievitazione naturale. Non si può accelerare, bisogna rispettare i tempi. E solo così il risultato sarà davvero buono.

Ma anche chi non lo fa consapevolmente sviluppa, quasi senza accorgersene, una maggiore capacità di concentrazione, attenzione e — appunto — pazienza.

Come cambia il nostro rapporto con il cibo?

Mangiare ci avvicina al cibo, ma cucinarlo ci lega a esso in modo ancora più profondo. Siamo presenti in ogni fase: dalla pianificazione, all'acquisto degli ingredienti, fino alla preparazione. Se abbiamo la fortuna di acquistare direttamente dai produttori locali, associamo un volto e una storia a ogni sapore. Conosciamo il viaggio del cibo dalla terra al piatto.

Le cose che creiamo con le nostre mani le apprezziamo sempre di più. Vale anche per il cibo: un piatto cucinato da noi ha un valore diverso rispetto a un pasto ordinato, perché sappiamo quanta cura e quanta fatica ci sono dietro. E questo rafforza anche il senso di gratitudine.

Quando vale la pena coinvolgere gli altri?

Ogni volta che farlo porta gioia — a noi o a chi ci sta accanto. Un esempio classico è coinvolgere i bambini. Certo, senza di loro si cucinerebbe più in fretta e con più precisione, ma se sono entusiasti di stare in cucina, vale la pena assecondare quella curiosità. Cucinare insieme è tempo di qualità, un'occasione di apprendimento e crescita che i bambini ricordano per sempre.

Anche tra adulti, una serata ai fornelli con amici o familiari può diventare un'esperienza bellissima: ognuno porta il suo contributo al risultato finale. Detto questo, a volte cucinare da soli è altrettanto prezioso — in silenzio, con i propri pensieri, lasciando che la mente si chiarisca tra un tegame e l'altro.

Quali sono i benefici a lungo termine?

Cucinare per qualcuno — o insieme a qualcuno — lascia un segno nelle relazioni. Crea fiducia, aggiunge colore e freschezza ai legami. Ci permette di conoscere l'altro (e noi stessi) da una prospettiva nuova.

C'è poi la dimensione della presenza consapevole: stare ai fornelli è un passo naturale verso la mindfulness, perché ci radica nel momento presente in modo concreto e sensoriale. E non va dimenticato l'aspetto ambientale: cucinare a casa riduce drasticamente gli imballaggi e i rifiuti. Quando poi si ricicla quello che avanza, la creatività torna protagonista — e il cerchio si chiude, riportandoci al punto di partenza: il cibo come linguaggio, come cura, come espressione di sé.

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