Ci sono settimane, a ottobre, in cui ci si sveglia con otto gradi e si pranza in maniche corte. Si parla di nuovo di sole stabile e giornate miti, e basta affacciarsi sul balcone per avere l'impressione che l'estate abbia fatto marcia indietro. È un'illusione gentile e molto utile: queste giornate asciutte sono il momento migliore dell'anno per rimettere in ordine vasi e fioriere, perché la terra è ancora tiepida, le radici lavorano e noi riusciamo a stare fuori senza congelarci le mani. L'importante è sapere quali gesti hanno senso adesso e quali invece rischiano di confondere le piante.
Il giro di ricognizione: prima si guarda, poi si taglia
Prima di prendere forbici e sacchi, faccio sempre un giro lento con il caffè in mano. Le annuali dell'estate — petunie sfiorite, basilico ormai legnoso, surfinie spelacchiate — si tolgono senza rimpianti: stanno occupando spazio e terriccio che serviranno ad altro. Le perenni e le aromatiche, invece, si lasciano stare: rosmarino, salvia, timo e lavanda non vanno potati seriamente adesso, perché un taglio importante li spinge a buttare germogli teneri che il primo freddo brucerà. Si limita l'intervento a togliere i rami secchi e a ripulire la base dalle foglie cadute, che altrimenti restano umide e diventano il rifugio preferito di lumache e muffe.
È anche il momento di guardare i vasi, non solo le piante. Un sottovaso incrostato, un foro di drenaggio otturato o un vaso appoggiato direttamente sul pavimento freddo sono i veri responsabili di metà delle perdite invernali. Basta un pugno di argilla espansa sul fondo, un piedino o un listello di legno sotto i vasi più grandi, e l'acqua delle piogge di novembre scorrerà via invece di ristagnare.
Cosa seminare e piantare adesso che la terra è ancora tiepida
L'ottobrata è una finestra preziosa per chi coltiva in cassetta. Spinaci, rucola, valerianella, ravanelli e cipollotti germinano bene con il terreno tiepido e le notti fresche, e nel giro di poche settimane danno raccolti piccoli ma veri, da aggiungere crudi a un'insalata. Anche il prezzemolo attecchisce volentieri. Se invece vi interessa la primavera, questo è il periodo dei bulbi: narcisi, muscari, crochi e tulipani vanno interrati adesso, a una profondità pari a due o tre volte la loro altezza, con la punta verso l'alto e un buon drenaggio sotto. Piantati in una fioriera sotto una pianta sempreverde, in marzo sbucheranno senza che ve ne ricordiate.
Il rinvaso è l'altra operazione che queste giornate rendono facile: cambiare terriccio e vaso con il clima mite dà alle radici qualche settimana per ambientarsi prima del riposo invernale. Sulle piante da fiore già stressate, però, meglio aspettare la primavera.
Gli errori che il bel tempo invoglia a fare
Il primo è concimare con prodotti ricchi di azoto, quelli che fanno esplodere le foglie: spingono vegetazione tenera proprio quando la pianta dovrebbe rallentare. Se proprio volete dare qualcosa, scegliete un prodotto per piante da fiore autunnali o del compost maturo in superficie. Il secondo errore è innaffiare con il ritmo di agosto: il sole scalda, ma l'evaporazione è molto più lenta e le radici fredde di notte non bevono. Il terzo è spostare tutto in casa al primo annuncio di freddo. E il quarto, il più comune, è rimandare la manutenzione del balcone perché «tanto fa ancora bello»: fissare le fioriere alla ringhiera, controllare i teli delle tende e svuotare i sottovasi sono lavori che si fanno comodamente ora e che, durante il primo temporale serio, non si fanno più.
Devo già portare dentro le piante in queste giornate calde?
No, e anzi farlo adesso è controproducente: passare da un balcone soleggiato a un salotto riscaldato provoca perdita di foglie e attacchi di cocciniglia. Si rientra quando le minime notturne si avvicinano stabilmente ai cinque gradi, e per le specie davvero sensibili come limoni, gelsomini e succulente tropicali. Tutto il resto resta fuori, eventualmente accostato al muro di casa, che di notte restituisce calore.
Quante volte innaffiare quando di giorno fa caldo e di notte fa fresco?
La regola è passare dal calendario al dito: si infila il dito nel terriccio fino alla seconda falange e si bagna solo se è asciutto in profondità, in genere una o due volte a settimana. Meglio innaffiare la mattina, così la superficie ha tempo di asciugare prima della notte, e sempre alla base, evitando di bagnare foglie e fiori, che con l'umidità notturna marciscono facilmente.











