Un tappeto sporco su cui passa una spazzola piena di detersivo, poi ecco la striscia pulita, e qualcosa dentro di noi si accende. Oppure l'estremo opposto: qualcuno seduto sulla poltrona del dermatologo, e sullo schermo, ingrandito al millimetro, guardiamo un punto nero atteso da tempo che finalmente lascia il posto dove non doveva stare.
Sulla carta nessuna delle due cose suona piacevole, eppure milioni di persone ci cliccano sopra ogni sera, metà disgustate e metà rapite, senza riuscire a staccarsi.
Perché ci attirano i video di pulizie e di "estrazioni"?
Il fenomeno non è nuovo, è solo cambiata la superficie. Anche prima delle piattaforme video esistevano momenti in cui qualcuno guardava con piacere un altro togliersi una spina dal piede, o una mamma animale pettinare con cura il pelo del suo cucciolo.
In etologia questo comportamento si chiama social grooming: i primati, compresi i nostri antenati, passavano diverse ore al giorno a rimuovere dal pelo l'uno dell'altro insetti, polvere e frammenti di pelle morta.
Secondo le ricerche dell'antropologo britannico Robin Dunbar, questa attività non aveva solo una funzione igienica, ma era anche uno degli strumenti più importanti del legame sociale: teneva unito il gruppo ancora prima che nascesse il linguaggio.
Il cervello premia la vista del pulito
Il nostro cervello, insomma, è ancora "cablato" per premiare la rimozione dello sporco, che avvenga su di noi o su qualcun altro. Quando un brufolo si svuota, o una macchia ostinata sparisce dal pavimento, il nostro sistema visivo percepisce uno schema chiuso, perfettamente concluso: e questo scatena una piccola scarica di dopamina nel centro della ricompensa.
Non è un caso che molti descrivano questo tipo di contenuti come rilassanti, quasi meditativi.
Il cervello premia il mettere in ordine, anche quando ci limitiamo a guardare qualcun altro che lo fa.
Lo strano legame tra disgusto e curiosità
C'è anche un lato meno piacevole della storia, ed è il ribrezzo. Valerie Curtis, ricercatrice della London School of Hygiene and Tropical Medicine, ha passato decenni a mappare cosa ci disgusta e perché.
Secondo la sua teoria il disgusto è un antico sistema di difesa che ci protegge da infezioni, parassiti e agenti patogeni. Quando in un video vediamo qualcosa di sporco, purulento o dalla superficie brulicante, il cervello lancia subito l'allarme: eppure la minaccia non è reale, perché stiamo solo guardando uno schermo.
È proprio questa distanza sicura a permetterci di osservare con eccitazione, e persino con piacere, qualcosa da cui nella vita reale scapperemmo.
Il ruolo del sistema immunitario comportamentale
Lo psicologo canadese Mark Schaller, ricercatore della University of British Columbia, lo chiama behavioral immune system: una sorta di sistema immunitario comportamentale che affianca la difesa biologica vera e propria e spinge l'essere umano a osservare, analizzare e in certi casi seguire quasi come un rituale l'intero processo di rimozione dello sporco.
Dietro la popolarità dei video di brufoli schiacciati c'è in parte esattamente questo: non è il pus in sé a essere attraente, ma il momento in cui il problema finisce e la superficie della pelle torna liscia.
Anche l'ASMR amplifica l'effetto
Il terzo filo che tiene insieme tutto è il fenomeno dell'ASMR. Emma Barratt e Nick Davis, ricercatori della Swansea University, nel 2015 hanno pubblicato il primo studio scientifico su ciò che prima veniva chiamato solo nei forum autonomous sensory meridian response.
Secondo lo studio, alcuni suoni sommessi e ripetitivi, come grattare, strofinare, picchiettare, provocano in molte persone un piacevole formicolio sul cuoio capelluto e lungo la schiena, che porta al rilassamento e talvolta a una calma quasi onirica.
Buona parte dei video di pulizie punta proprio su questi suoni: il fruscio del panno, lo scroscio dell'acqua, lo scricchiolio della spazzola sulla crosta di sporco.
Perché riusciamo a guardarli anche per ore?
Quando questi tre elementi, l'istinto ancestrale alla cura, l'attenzione tesa provocata dal ribrezzo e l'effetto calmante dell'ASMR, arrivano tutti insieme in un solo video, non stupisce che si possa restare incollati per minuti, a volte ore, a guardare qualcuno sfregare una tenda della doccia ammuffita o un dermatologo estrarre con cura anche l'ultimo punto nero più testardo.
Non è una debolezza, e nemmeno una stranezza: è semplicemente un programma molto antico e molto collaudato del nostro cervello che si mette in moto, solo che stavolta passa attraverso lo schermo di un telefono.
Guardare video di pulizie o brufoli è normale?
Sì, è del tutto normale. Secondo l'articolo si tratta di un vecchio programma del cervello che si attiva: nessuna debolezza, solo un istinto ancestrale che oggi passa attraverso lo schermo.
Perché questi video ci sembrano così rilassanti?
Perché il cervello premia la rimozione dello sporco con una piccola scarica di dopamina quando percepisce uno schema finalmente concluso, come una pelle liscia o un pavimento pulito.
Cosa c'entra il disgusto con la curiosità?
Il disgusto è un antico sistema di difesa contro infezioni e parassiti. Davanti a uno schermo la minaccia non è reale, e questa distanza sicura ci permette di guardare con piacere ciò da cui nella realtà fuggiremmo.
Che ruolo ha l'ASMR in tutto questo?
Suoni sommessi e ripetitivi come grattare, strofinare o picchiettare provocano in molte persone un piacevole formicolio e rilassamento: proprio i suoni su cui punta gran parte dei video di pulizie.











