La mappa delle persone conta più dell'organigramma
Ogni organizzazione ha due strutture: quella disegnata e quella reale. Nella seconda ci sono la persona che sa dove sono i file, quella che conosce la storia di tutti i progetti falliti, quella che decide anche quando non è scritto che decida. Individuarle è il lavoro più utile del primo mese. Il modo più semplice è chiedere quindici minuti di caffè, uno al giorno, a persone diverse, con tre domande sempre uguali: da quanto tempo sei qui, di cosa ti occupi esattamente, cosa secondo te dovrei sapere nei primi mesi. La terza domanda è quella che fa la magia: le persone amano essere consultate.
Nel frattempo chiarisci con chi ti ha assunta come si misura il tuo lavoro. Non in termini vaghi, ma concreti: cosa dovrebbe essere vero tra tre mesi perché la tua assunzione sia considerata una buona decisione. È una domanda che si può fare con eleganza e che ti evita di lavorare sei mesi su qualcosa che nessuno aspettava.
Un risultato piccolo, visibile, entro il primo mese
La fiducia non si costruisce con un grande progetto annunciato, ma con una cosa finita. Scegli un compito circoscritto, noioso e utile — un documento che nessuno aggiorna, un passaggio che tutti si lamentano sia confuso, un riepilogo che manca — e portalo a termine bene. Poi comunicalo senza enfasi: "ho sistemato questo, se vi torna lo teniamo così". Vale più di dieci riunioni in cui spieghi le tue intenzioni.
Attenzione all'errore opposto, molto femminile e molto costoso: dire sì a tutto. Nelle prime settimane arrivano richieste di ogni tipo, alcune delle quali sono semplicemente compiti che nessuno voleva più fare. Prendere tempo è legittimo: "volentieri, fammi capire come si incastra con le priorità che mi ha dato X" non è una resistenza, è professionalità.





