Il primo giorno in un lavoro nuovo somiglia sempre a un trasloco: scatole ovunque, nomi che non ricordi, l'impressione di occupare uno spazio che non è ancora tuo. A settembre succede a molte, perché è il mese in cui si chiudono i cambi decisi in primavera. E quasi tutte facciamo lo stesso errore: partiamo a razzo per dimostrare in due settimane di meritare quel posto, e nel frattempo non capiamo dove siamo finite. I primi trenta giorni non servono a stupire. Servono a leggere la mappa.
La prima settimana: fai domande, non proposte
Nei primi giorni la tua risorsa più preziosa è il permesso sociale di non sapere nulla. È una licenza che scade in fretta, quindi va spesa bene. Tieni un quaderno — carta o file, purché unico — diviso in tre colonne: cose che ho capito, cose che non ho capito, persone da conoscere. Ogni volta che senti un acronimo, un nome di progetto, una procedura che nessuno spiega, finisce nella seconda colonna. A fine settimana hai una lista di domande vere da portare a chi ti segue, invece di quindici dubbi sparsi che chiedi male e a persone sbagliate.
Resisti all'impulso di dire "io nell'azienda precedente facevo così" nella prima riunione. Non perché la tua esperienza non valga, ma perché nessuno ha ancora un motivo per fidarsi di te e la frase suona come un giudizio. Lo stesso contenuto, detto alla quarta settimana con un "ho notato che qui il passaggio tra i due team si blocca sempre qui, posso provare una cosa?", viene accolto in modo completamente diverso.





