È nato il mio bambino e da allora non capisco perché le mamme non si ribellano e non protestano per strada. La testimonianza di una mamma che ha ricevuto un duro colpo dalla realtà della maternità.
Il corpo
Ho preso molto peso durante la gravidanza e ho anche molto gonfiore. Mia madre, mia suocera, mia zia, le vicine, la signora del mercato e praticamente tutte le donne intorno mi hanno fatto notare che non va bene ingrassare così tanto. Mia sorella ha vomitato per tutta la gravidanza e nei primi mesi ha persino perso peso, e allora le stesse donne le dicevano che era troppo magra e non stava crescendo abbastanza.
Da dove prendono il coraggio queste donne di giudicare il corpo di chiunque? E perché lo permettiamo?
Dall’alto del piedistallo
Perché ancora oggi è accettato che le mamme che hanno partorito con taglio cesareo vengano guardate con disprezzo da chi ha partorito naturalmente? E quando ne parlo, perché mi chiedono perché ho scelto così? Non è per vanità, ma per motivi medici, e perché dovrei spiegare tutto questo alle altre mamme annoiate al parco? Non riguarda nessuno se non me.
Disponibilità
Non mi aspettavo che tutti si buttassero a terra per il mio bambino, ma l’indifferenza della società fa paura. Non mi lasciano passare avanti, non cedono il posto a sedere, non aiutano a salire con il passeggino sull’autobus. In quest’ultima situazione ho sentito due ragazze dietro di me sussurrare: «Perché ha fatto un figlio se non può nemmeno permettersi un’auto?»

Il papà
Sono stata a casa tutta la settimana con il bambino, che allattavo ogni tre ore e quando non mangiava, piangeva tutto il giorno. Ero come uno zombie, dormivo poche ore la notte e aspettavo il weekend per ricevere finalmente l’aiuto di mio marito in casa. Lui però borbottava quando lo svegliavo il sabato mattina, dicendo che aveva lavorato tutta la settimana e che «meritava di dormire fino a mezzogiorno».
La stanchezza mi ha portato a ridere istericamente come una pazza. Gli ho chiesto se non si rendeva conto di tutto il lavoro che facevo a casa senza dormire. L’ho mandato fuori dalla camera da letto, gli ho detto che stavo tirando il latte e che se si fosse azzardato a svegliarmi lo avrei ucciso. Le mie amiche mi hanno detto che sono fortunata, perché i loro mariti non le aiutano affatto con il bambino.
L’aiuto
Quando ero incinta, decine di persone mi dicevano di chiedere se avevo bisogno di qualcosa. Poi, quando ho chiesto aiuto, sono sparite come neve al sole. La mia amica non è riuscita a stare con il bambino per un’ora e mezza mentre dovevo sbrigare una cosa, perché non si sente capace e ha paura di fargli del male. Mia suocera ha detto che non poteva perché doveva prendere un autobus per l’Austria. Mia zia ha detto che non sarebbe venuta dalla provincia per questo, e mia sorella ha detto che volevo il bambino io, quindi me la devo cavare da sola.
È allora che ho capito quanto siano sole le mamme.

Non così
Non chiedo consiglio a nessuno, eppure ricevo sempre consigli non richiesti e qualunque cosa faccia, non va mai bene. Se lascio piangere il bambino è un problema, se non lo lascio piangere è un problema. Se gli do da mangiare una cosa non va bene, se gli do un’altra mi chiedono perché non gli do quella. Se lo porto a passeggio al freddo si ammala, se non lo porto non sviluppa il sistema immunitario. Se lascio entrare il gatto, gli fa male, se non lo lascio entrare, rischia allergie.
Non passa giorno senza che riceva consigli preziosi, ma contraddittori.
Aspettative
Sto cercando di tenere in vita un esserino, non so nemmeno cosa sto facendo – perché è la prima volta nella mia vita – e tutti si aspettano che io sia come prima. Bella, allegra, aggiornata e attiva come prima.
Le aspettative sulle mamme sono completamente irrealistiche, e io non me ne ero resa conto finché non sono diventata mamma anch’io.











