Il segnale arriva sempre allo stesso modo: tiri fuori un asciugamano appena lavato, lo avvicini al viso e senti quell'odore che non è sporco ma nemmeno pulito, una nota di umido chiuso che ricompare dopo poche ore di utilizzo. La prima reazione è cambiare detersivo, raddoppiare l'ammorbidente, aggiungere profumatori. È la strada sbagliata: quasi sempre la lavatrice sta semplicemente chiedendo di essere lavata a sua volta. E sì, è una di quelle manutenzioni che nessuno ci ha mai spiegato, eppure richiede venti minuti al mese.
Perché una lavatrice comincia a puzzare
All'interno del cestello, nei tubi e sotto la guarnizione si forma nel tempo una patina appiccicosa: un misto di residui di detersivo, ammorbidente, grassi della pelle, fibre e calcare, su cui proliferano muffe e batteri. Tre abitudini moderne lo favoriscono: i lavaggi a bassa temperatura, che puliscono i vestiti ma non sterilizzano la macchina; il detersivo liquido, più delicato ma più grasso dei formati in polvere; e l'oblò tenuto sempre chiuso, che intrappola umidità in un ambiente buio e tiepido.
Ci sono poi gli errori di dosaggio. Mettere più detersivo di quanto serva non lava meglio: la parte in eccesso non viene risciacquata e si deposita, alimentando proprio quella patina. Stesso discorso per l'ammorbidente, che in quantità generose lascia un film ceroso sul cestello e sui capi, motivo per cui gli asciugamani diventano meno assorbenti col passare dei mesi.






